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Permalink La vita è rischio

Se non si risica che piacere è

I teorizzatori della società felice della flessibilità ci dicono spesso che tutto nella vita è a rischio, perchè non dovrebbe esserlo il lavoro..

Ben pasciuti e seduti in uffici in pelle umana con un bel impiego fisso magari da 50000 euro al mese (minimo), ci declamano come è bello poter cambiare lavoro ogni tanto, magari migliorandosi.

Oppure ci narrano come è divertente rischiare nel cambiare la propria vita, magari a 2000 km da casa.. così tipo Marco Polo.. magari quando hai già 50 anni.

Per colpire l'immaginario dei gggiovani, portano l'esempio di qualche loro figliolo che dopo essersi rotto le ossa a Stanford o Harvard o, se non voleva rimpiagere la patria, la Bocconi, cambia lavoro come le ciliegie, passando da un consiglio di amministrazione all'altro, pontificando a quei fannulloni dei suoi coetanei a smetterla di puntare ad un noioso posto fisso.

Dai loro bei posti di vacanza con la sorridente meretrice televisiva al fianco (tanto per stimolare il pezzente fannullone a fare di più per raggiungere il loro successo), ci declamano le gioie della vita grazie ad una vita basata sul rischio, magari di altre persone che gli hanno affidato i loro risparmi ed ora si trovano in via Montenapoleone... con un bicchiere di carta ed il cartello "tengo famiglia, vi prego".

Belle le imagini o gli articoli di giovani che ora lavorano all'estero pieni di money oppure no ma felici di essere cosmopoliti, nella lor bella mansarda da 20 mq divisa con altri due che lavorano magari al ristorante all'angolo nel medesimo reparto lavaggio piatti.

Beh ribaltando il discorso dei filo flessibili: allora quelle rapine in villa che tanto terrorizzano loro e i loro pari dovrebbero invece essere considerate con orgoglio un'applicazione delle loro teoria del lavoro: rischio - spostamento territoriale - valorizzazione delle proprie capacità -raggiungimento della ricchezza.

22 ottobre 2007, Neskens

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